La Passione di Cristo non è solo una storia da ascoltare o un dramma da contemplare. È un percorso da seguire, un mistero da abitare, un invito a stare vicino a Gesù nella sua ora più buia. Il Vangelo non ci chiede di spiegare la sofferenza di Cristo. Ci invita a entrare in essa, con lui. Non per fare qualcosa, ma per esserci. Presenti. Fedeli. In preghiera.
Questi cinque versetti possono aiutarci ad accompagnare Gesù nella sua Passione. Non come spettatori, ma come compagni. Non vanno letti in fretta, ma meditati lentamente. Da accogliere in silenzio. Da far risuonare nel profondo del nostro cuore.
"La mia anima è triste oltre ogni dire. Rimani qui e veglia con me". Matteo 26:38
Nel giardino del Getsemani, Gesù dà uno sguardo alla sua umanità in tutta la sua fragilità. Non è un eroe senza paura. È un uomo che trema, che soffre, che prova angoscia, solitudine e stanchezza. E in quel momento non chiede discorsi. Chiede una presenza. "Rimani qui. Questo versetto è un invito alla fedeltà silenziosa. Accompagnare Gesù è già stare lì. Senza scappare. Non addormentarsi. Essere presenti alla sua sofferenza. Offrire la nostra attenzione, il nostro cuore, la nostra preghiera. Confortarlo con la nostra semplice presenza, come faremmo con un amico.
"Padre, non quello che voglio io, ma quello che vuoi tu". Luca 22,42
Questa parola, pronunciata nella notte dell'agonia, è uno dei vertici della Passione. Non cancella la paura di Gesù, ma mostra la sua assoluta fiducia. Si arrende. Mette la sua volontà nelle mani del Padre. Meditando su questo versetto, anche noi siamo chiamati ad arrenderci. A mettere nelle mani di Dio le nostre lotte, le nostre resistenze, le nostre paure. È una preghiera semplice, ma immensa. Può diventare un respiro interiore: Signore, non sempre capisco, ma mi fido di te. Mi lascio condurre.
"Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono". Marco 14:50
La solitudine di Gesù è totale. Anche le persone più vicine a lui scompaiono. Avevano giurato di non lasciarlo mai. Fuggono, per paura, panico, debolezza. E Gesù rimane solo. Di fronte ai suoi giudici. Solo nella notte. Questo versetto è un invito a riconoscere le nostre fughe, i nostri abbandoni, i nostri silenzi. Ma è anche un invito a restare, questa volta. A non fuggire. A stare dove gli altri se ne vanno. Accompagnare Gesù nella sua Passione significa anche dirgli: so di averti già abbandonato, ma oggi voglio restare.
"Fu maltrattato e si umiliò; non aprì la bocca". Isaia 53,7
Questo versetto del profeta Isaia, molto prima del Vangelo, annuncia già la passione del Servo sofferente. Gesù è quel servo. Viene picchiato, accusato, insultato, e rimane in silenzio. Non risponde alla violenza con la violenza. Si offre, si dona, senza difendersi.
È questo silenzio che sconvolge. Questo silenzio che parla più forte delle grida. Accompagnandolo in questo silenzio, entriamo nella logica dell'amore disarmato. Della non violenza assoluta. Del dono di sé. Siamo invitati ad ascoltare questo silenzio. Ad entrare in esso. A lasciare che ci plasmi.
"Tutto è compiuto". Giovanni 19:30
Queste ultime parole di Gesù sulla croce non sono un grido di fallimento. Sono un grido di compimento. Tutto è stato dato. Nulla è stato trattenuto. L'amore è andato fino in fondo. La missione è stata compiuta. La fiducia è totale.
Meditando queste parole, anche noi possiamo mettere la nostra vita nelle mani del Padre. Accompagnare Gesù nella sua Passione significa dirgli: Signore, ti restituisco ciò che sono, ciò che ho sperimentato, ciò che non capisco. Fai la tua volontà in me. Fa' della mia vita qualcosa di buono, anche attraverso le mie ferite.
Conclusione
Accompagnare Gesù nella sua Passione non è trovare risposte. Si tratta di fare silenzio. Rallentare. Stare vicino a lui. Guardarlo. Ascoltarlo. Forse piangere. Pregare sicuramente. Questi versetti ci offrono un percorso. Un percorso interiore, discreto, ma potente. Un viaggio cuore a cuore con Colui che ha dato tutto per amore.
E forse stando lì, con Lui, in silenzio, senza pretese, nascerà in noi qualcosa di più forte della sofferenza: la pace. Una pace che non viene dal mondo, ma dalla croce. E che sta già preparando, nell'ombra, la luce del mattino di Pasqua.